Tra il 1992 e il 1994 le città musulmane della Bosnia furono sistematicamente distrutte dall’esercito serbo e i loro abitanti espulsi. Le azioni militari erano volte a creare un territorio etnicamente omogeneo, da annettere alla Repubblica Serba. Srebrenica e le altre città nella valle della Drina erano strategiche per la realizzazione di questo progetto: i generali serbi avevano cominciato ad assediare con le proprie milizie i territori confinanti, per costringere gli abitanti alla resa.

Nell’autunno del 1993 la situazione nella valle della Drina era diventata disperata: decine di migliaia di persone vivevano in città fantasma dove acqua e cibo scarseggiavano sempre più. In molti furono ammassati nella fabbrica di accumulatori elettrici di Srebrenica, affidata all’inadeguata protezione dei caschi blu dell’ONU. Nel pomeriggio dell’11 luglio del 1995 i soldati serbi, comandati dal generale Ratko Mladic, invasero Srebrenica e iniziarono a radunare e uccidere tutti i rifugiati maschi in età militare. Nelle 72 ore successive, più di 8000 bosniaci musulmani tra i 12 e i 70 anni furono ammazzati e seppelliti in fosse comuni: fu il peggior massacro avvenuto in Europa dalla fine della seconda guerra mondiale.

 

L’11 luglio del 2003 furono celebrate le prime cerimonie funebri in memoria del massacro di Srebrenica. Da allora, ogni anno in tale data, Sarajevo vede centinaia di bare percorrere le proprie strade dirette al cimitero memoriale di Potocari. I resti dei corpi, raccolti nelle bare, sono ospitati, un’ultima volta, nella stessa fabbrica di accumulatori che aveva visto quegli uomini prigionieri durante l’invasione. Decine di migliaia di bosniaci si riuniscono poi nel cimitero per raccogliere l’invito alla preghiera del muezzin. Lì l’Imam evoca con parole religiose e istituzionali le conseguenze delle azioni dell’uomo sull’uomo, così che tutti ne comprendano la gravità, che le donne trovino conforto, che nessuno dimentichi. I nomi delle vittime sono letti incessantemente per ore mentre le bare, leggere e verdi nel colore dell’Islam, sono portate a braccia verso il luogo della sepoltura.

A Srebrenica il tempo si è fermato l’11 luglio del 1995.

Michele Polisena

 

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